Turismo Responsabile



Il turismo ha un valore inestimabile tra le esperienze umane, e con i suoi migliaia di lavoratori si candida ad essere la principale attività economica del globo.

Ma come renderlo di fatto un fattore virtuoso per la comunità e il pianeta?

Una possibilità concreta viene dal Turismo Responsabile, un concetto vasto che include in sé movimenti come il turismo sociale, l’eco-turismo e il turismo leggero.

Il turismo responsabile mira a promuovere i territori in maniera autentica, valorizzandone il patrimonio naturale e promuovendo la cultura locale e la sua imprenditorialità – motivi che spingono Villaggio Saggio ad abbracciare questo movimento.

“Visto che chi parte lo fa per incontrare altre persone e visitare luoghi sconosciuti”, spiega Dati nel suo libro Il viaggiatore responsabile, “perché sprecare una simile occasione standosene barricati in hotel o sballottati da un’attrazione all’altra, anziché provare a comprendere almeno un po’ di quello che sfioriamo?”.

L’associazione italiana per il turismo responsabile (AITR) lavora a questo progetto a partire dagli anni ’90. Intorno all’ associazione si è formata una fitta rete nazionale e internazionale di volontari, agenzie turistiche e albergatori accomunati dalla stessa visione: una visione che si fonda sul rispetto dell’ambiente, delle persone e delle culture.  Consapevoli dei rischi di un turismo massificato e non consapevole, la famiglia AITR con i suoi  numerosi soci ha elaborato una serie di dichiarazioni dette carte etiche allo scopo di stabilire limiti precisi e condizioni di sviluppo. Tra queste spicca il Vademecum del viaggiatore responsabile:




Prima

Cerca il maggior numero di informazioni possibili sul Paese che stai per visitare: storia, cultura, economia, natura, religione, cucina… e magari anche qualche espressione nella lingua locale.

  1. Se puoi, scegli operatori turistici, compagnie aeree e hotel che si impegnano nei confronti delle comunità ospitanti e dell’ambiente.

Durante

  1. Ricordati che la vacanza è anche un momento di confronto con una cultura diversa. Cerca di adattarti agli usi e costumi locali, senza imporre le tue abitudini e stili di vita.

  2. Anche se hai pagato per la tua vacanza, rispetta le regole del posto: non impuntarti per ottenere privilegi ed eccezioni e non adottare comportamenti offensivi o altezzosi. Informati sulla pratica della mancia e dell’elemosina.

  3. Indossa un abbigliamento consono e non troppo appariscente, soprattutto nei luoghi di culto. Non ostentare ricchezza e lusso in contrasto con il tenore di vita locale.

  4. Supporta le manifestazioni culturali e l’artigianato locale: porterai a casa dei “veri” ricordi e aiuterai la popolazione del Paese visitato. Informati sulla pratica e i limiti del mercanteggiamento dei prezzi.

  5. Il mondo è bello perché è vario: instaura rapporti corretti e cordiali con le popolazioni locali, senza pregiudizi.

  6. Usa i servizi gestiti dalla popolazione locale, in particolare i trasporti e le strutture ricettive. In questo modo conoscerai meglio il Paese e la gente che lo abita e favorirai l’economia locale.

  7. Lascia solo le tue impronte e non lasciare traccia del tuo passaggio: no a rifiuti e graffiti. Non prendere souvenir dagli ambienti naturali e dai siti archeologici. Non acquistare prodotti fatti con piante o animali a rischio estinzione

  8. Negli ambienti naturali, in particolare nelle aree protette, cerca sempre di seguire i sentieri: non disturbare piante, animali e l’ambiente in cui vivono. Visita le aree protette a piccoli gruppi e accompagnato da una guida esperta, meglio se del posto.

  9. Chiudere un rubinetto o spegnere l’aria condizionata e le luci quando si esce dall’hotel aiutano a non sprecare acqua ed energia, risorse preziose per tutto il pianeta.

  10. Le persone non sono parte del paesaggio. Chiedi il permesso prima di far loro delle foto.

  11. Divertiti a provare la cucina locale: per quella italiana o internazionale hai tempo tutto l’anno!

  12. Ricordati che non esistono popolazioni antropologicamente orientate alla prostituzione, che il consenso dei minorenni è irrilevante, che la collusione di famiglie, albergatori, poliziotti non è un alibi. La legge italiana persegue i reati di riduzione in schiavitù, prostituzione minorile, commessi all’estero.

Dopo

  1. Quando torni a casa rifletti su ciò che hai visto e chi hai conosciuto. Se hai preso impegni con la gente del luogo (invio di cartoline, foto o altri piccoli favori), cerca di mantenerli.

  2. Se hai notato situazioni gravi e intollerabili, segnalale al tuo agente di viaggio o al Tour Operator e informa AITR



Perché proprio il turismo responsabile? La situazione odierna

Solo al pensiero del viaggio il nostro cervello si rilassa. Cominciamo a fantasticare: dove andrò quest’anno in vacanza? Lo sviluppo dei mezzi di trasporto ci apre una quantità illimitata di prospettive e il flusso veloce di informazioni ci permette di considerarle tutte, dati alla mano. Eppure le nostre scelte, nelle loro infinite potenzialità, si contano spesso sulle dite di una mano, uguali a tante altre: un weekend con skipass in inverno, una famosa meta balneare in estate (da Rimini a Santo Domingo), qualche settimana in una capitale europea. Perché non un weekend lungo a Barcellona? Idea geniale! Quest’anno tutti a Venezia per il carnevale!

Barcellona e Venezia in effetti sono l’emblema dell’overturism, esasperazione del consolidato fenomeno del turismo di massa. Città che stanno pagando la propria bellezza a caro prezzo: la loro attrattività si ritorce contro di loro, attirando più turisti di quanto siano in grado di gestire con conseguenze estremamente negative a livello sia ambientale che sociale.

Caterina Borelli, dottoressa di ricerca in antropologia all’Università di Barcellona, riesce a descrivere perfettamente la questione: “È il turismo mordi e fuggi quello che ha l’impatto più pesante sul tessuto cittadino. Fa collassare il trasporto pubblico, intasa le zone centrali e le direttrici per raggiungerle, mentre i turisti consumano cibi da asporto che generano quantità sproporzionate di rifiuti e acquistano paccottiglia. Il danno all’immagine della città, per non parlare della qualità di vita dei suoi abitanti, è evidente”

Il problema si inasprisce se si considera il turismo nelle aree geografiche più povere o con risorse più limitate. Lì gli effetti sociali e ambientali del turismo di massa hanno un impatto ancora più forte. Spesso, infatti, quando un territorio bellissimo ma sconosciuto si candida come meta turistica viene preso d’assalto da grandi imprenditori provenienti da altri paesi: i terreni vengono comprati per farne aree edificabili, resort, villaggi turistici e hotel di lusso mentre le spiagge vengono recintate e adibite ad uso esclusivo dei facoltosi ospiti. La popolazione locale quindi non solo viene invasa da milioni di persone che ne utilizzano – spesso senza rispetto – le risorse naturali, ma si vedono private del proprio patrimonio… e dei frutti economici di quella privazione. Sì, perché i benefici economici apportati dal turismo occidentale rimane per l’80% nelle tasche degli imprenditori stranieri e solo una minima parte rimane alla comunità locale per crescere. Questi modelli di turismo non permettono alcun contatto – se non rapido e superficiale – con l’economia locale e la popolazione, che viene spesso sfruttata e stigmatizzata nel tentativo di farla entrare in colorate brochure.



La soluzione quindi è quella di smettere di viaggiare? Fortunatamente no.

Proprio grazie al turismo responsabile il viaggio acquisisce sfumature nuove, e rafforza il carattere unico della destinazione e del viaggiare in sè. La proposta è quella di destinazioni e itinerari ancora da scoprire, da esplorare in bicicletta o a piedi tra le vie, accompagnati da una guida del posto capace di farvi sentire l’anima della città, di farvi assaggiare i piatti tipici, di spiegarvi i riti e le abitudini del luogo. E a fine giornata? Passarla in un albergo del posto, gestito da un’affabile famiglia autoctona. Un turismo esperienziale nella sua massima espressione, lontano dalle logiche tutte occidentali del “pacchetto all-inclusive” scandito dagli stessi itinerari. Un metodo, questo, che arricchisce il bagaglio del viaggiatore e insieme il tessuto economico locale.

La vacanza è per antonomasia il prendersi del tempo per se stessi. Nel turismo responsabile quel tempo si dilata: la vacanza assume quella caratteristica di sostenibilità sociale e ambientale già dalla sua preparazione, dedicandoci il tempo necessario per scegliere non solo il luogo ma anche l’agenzia e gli operatori che ci accoglieranno al nostro arrivo, e per approfondire la cultura delle persone che ci affiancheranno in quei giorni. Per scoprire le possibilità e il largo tessuto del turismo responsabile rimandiamo al sito: www.aitr.org.

Anche quando si è in vacanza il principio rimane sempre il rispetto. Perché la questione nella maggior parte dei casi non è dove si va, ma il come lo si fa.

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