IL NUDGING <br> Come le scienze del comportamento possono promuovere un cambiamento sostenibile



La sostenibilità è fatta delle scelte dei singoli. Quante volte abbiamo sentito questa frase? “Fai la cosa giusta” dicono spot e pubblicità progresso, “anche il gesto più piccolo può fare la differenza”. Concetti che sottolineano una profonda realtà e che ci ispirano a fare del nostro meglio grazie alle scelte di ogni giorno.

Ma l’individuo è in grado di fare sempre, ogni giorno, scelte ponderate in tal senso?

Se le nostre decisioni fossero totalmente razionali, il problema non si porrebbe: siamo continuamente sollecitati dalla quantità di evidenze sull’ impoverimento delle risorse, ma nonostante i continui elenchi di buone pratiche promosse (non sprecare l’acqua, preferisci i mezzi leggeri…) fuori dalla mia finestra vedo raramente impiegati pedalare per le strade, e io in primis mi dimentico spesso di spegnere la luce quando esco da una stanza.

Questo perché le nostre decisioni individuali non sempre sono razionali. Ogni giorno le nostre scelte sono influenzate da molti fattori: abitudini consolidate, emozioni, influenza sociale e culturale.




Insomma, siamo esseri fallibili. A confermarlo è il dottor Thaler, premio nobel per l’economia e autore del libro Nudging – la spinta gentile, quando afferma:

“Molti di noi conducono un’esistenza frenetica e non possono passare tutto il tempo ad analizzare tutto. Quando dobbiamo effettuare una valutazione facciamo ricorso a semplici regole pratiche, che il più delle volte si rivelano rapide e utili. Per quanto utili le regole pratiche possano essere, però, il loro uso può provocare distorsioni sistematiche.”

Conoscere le principali distorsioni decisionali (spesso definite come bias) quindi ci permette non solo di prenderne consapevolezza ma anche di poterle prevenire o usare a nostro favore!

Il Nudging (tradotto come spinta gentile o pungolamento) fa proprio questo: progetta contesti che ci aiutino a fare scelte virtuose in grado migliorare la nostra qualità della vita e quella della collettività in cui viviamo. Questo obiettivo viene perseguito senza l’utilizzo di punizioni o incentivi economici.



Conformity bias

Ma quali sono queste distorsioni? Una di queste è conosciuta con il nome di conformity bias: noi tutti tendiamo a comportarci in modo simile alle persone che ci circondano. Ciò avviene sia quando le altre persone compiono scelte razionali che quando commettono errori.

Immaginate di essere in una stanza con altre persone, davanti a voi un professore vi mostra una foto con tre linee in ordine di lunghezza e una seconda immagine, con una sola linea. A questo punto, il professore chiede a turno di dire a quale delle tre linee corrisponda il segmento. La risposta è palese: la linea solitaria è uguale alla seconda linea, quella di mezzo, non ci sono dubbi.

“è uguale alla terza” risponde il primo. Voi sorridete sotto i baffi per la sua idiozia finché a dirlo non è anche il secondo, poi il terzo e il quarto… insomma, tutto il gruppo dice che la risposta esatta è la terza linea. Voi cosa direste a questo punto?




È probabile che rispondereste anche voi che corrisponde alla terza linea.

Ad affermarlo non è una previsione personale, ma gli esperimenti di psicologia sociale condotti negli anni ’50 dallo psicologo Asch (di cui vi lasciamo il celebre esperimento qui). Il 75% delle persone confermava quanto detto dal gruppo, pur essendo la risposta visibilmente sbagliata.

Questo perché “Gli umani sono facilmente pungolabili dagli altri Umani. Come mai? Una delle ragioni è che ci piace essere conformisti e fare quello che fanno gli altri”

Questa tendenza a comportarci in modo simile agli altri può in alcune circostanze diventare un problema.

In Arizona, il parco nazionale della foresta pietrificata è famoso per i resti fossili di alberi vissuti milioni di anni fa. Ma non solo per quello. I visitatori, infatti, hanno l’abitudine di raccogliere pezzi di fossili come souvenir, compromettendo l’esistenza stessa del parco. Per cercare di mettere fine al saccheggio, un team di psicologi ha suggerito di mettere dei cartelli che invitavano a non rubare con questa dicitura: “Molti visitatori hanno sottratto frammenti di legno pietrificato dal parco, cambiando la natura della foresta”. Inutile dire che la scomparsa dei fossili non solo è rimasta, ma è addirittura aumentata. Il messaggio principale è stato spazzato via da quello implicito: se lo fanno tutti, perché io no? Un pezzetto in più che differenza fa? La situazione si è ribaltata quando l’equipe ha cambiato il cartello con un altro, su cui c’era scritto un impersonale “Si prega di non asportare dal parco pezzi di legno pietrificato, in modo da preservare lo stato naturale della foresta pietrificata”.

Nel bene o nel male quindi le influenze sociali possono essere determinanti per modificare il nostro comportamento.



Come utilizzare il conformismo a nostro favore?

In che modo è possibile utilizzare questa nostra tendenza per promuovere comportamenti virtuosi?

Un esempio in questo senso è rappresentato dalla recente diffusione delle borracce di alluminio/acciaio in modo da ridurre il consumo di plastica. Da strumento per gli ecologisti più attivi è diventata una sorta di moda collettiva: i più disinteressati hanno quindi deciso di comprarla, anche solo per avere una borraccia colorata da mettere sulla scrivania.

Strategie analoghe possono essere utilizzate anche per promuovere altri comportamenti sostenibili. Se volessimo favorire buone pratiche da seguire all’ interno di una comunità, come per esempio usare di più la bicicletta e non l’auto, potrebbe essere utile sviluppare interventi di Nudging che favoriscano un maggior coinvolgimento di altre persone ad appuntamenti “a due ruote”. Più aumenta infatti la comunità di pedalatori più sarà probabile che vengano “agganciati” anche i meno sportivi e le persone che utilizzano generalmente l’auto per spostarsi.




Le applicazioni del Nudging sono svariate e ci aprono diversi scenari. Sfortunatamente la disciplina non è ancora molto famosa in Italia, ma col tempo si sta facendo conoscere grazie agli sforzi divulgativi di professori e associazioni come Nudge Italia ed aBetterPlace (nel loro sito potete trovare esempi e approfondimenti sul Nudging)

Siamo umani, e queste inclinazioni sono parte del nostro essere, strategia tramandate di generazione in generazione per secoli che ci hanno permesso di evolverci e vivere la nostra quotidianità. Rimuoverle spesso non è possibile: occorre comprenderle e sfruttarle a nostro vantaggio.

Il Nudging fa proprio questo ed è un’approccio interessante per creare un cambiamento positivo nella società e nell’intero ecosistema.

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