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Economia circolare nel borgo

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Aprire un negozio sostenibile, scelte e strategie di comunità

Economia di comunità

“Ha chiuso la panetteria nel paese dove abitavamo prima” mi allerta mia moglie e nel frattempo osservo che nel borgo dove viviamo ora ha aperto un piccolissimo negozio di alimentari.

Coraggiosamente, un piccolo gioiello di imprenditoria si affaccia all’orizzonte.


Questi due esempi ci permettono di introdurre due destini diversi in apparenza ma identici nella loro realtà.


Osservare le dinamiche sociali è fondamentale e farlo nelle piccole comunità è essenziale per rendersi conto del cambiamento necessario e urgente.


Il panettiere chiuso

Aveva aperto la sua attività in tempi di covid ed aveva risposto ad un bisogno collettivo reale, concreto e immediato oltre che localizzato. Il paese ne aveva riconosciuto il valore e lo aveva premiato con acquisti e fidelizzazione.

Incontro domanda e offerta, insomma.


Post pandemia la fidelizzazione è venuta meno, il paese è tornato a circolare, confrontare, criticare e la fedeltà è rimasta un ricordo. Di questi tempi si misurano anche i centesimi nei nostri acquisti (spesso a discapito della qualità è vero, ma l’economia familiare non è sempre collettiva).


Un piccolo negozio in un paese ha sicuramente prezzi più alti del centro commerciale per logiche di acquisto e distribuzione differenti e l’utente non capisce che quello che risparmia sul prodotto acquistato a meno lo ha speso Comunque in benzina.


L’ultimo post su Facebook in cui i proprietari annunciavano la chiusura con dispiacere a causa dell’impossibilità di sostenere un’attività senza clienti, ha visto un solo commento del paese (8 mila abitanti) che diceva “mi dispiace”


Il piccolo negozio

Qui nel borgo medievale, due anni fa chiuse il supermercato e il paese sentiva la mancanza del classico negozio di piccoli alimentari, con le cose essenziali ed è bello vedere nuove attività aprire come se fossero tulipani selvatici nelle vie del borgo.

Altri hanno chiuso e nuove realtà stanno aprendo. Coraggiosi giovani imprenditori che hanno la seria e rassicurante condizione di poter costruire un progetto imprenditoriale mentre danno una risposta ad un bisogno locale.


Una famiglia decide di intraprendere questo percorso che, oltre a condizionare la vita della stessa, determinerà il futuro in base agli umore della clientela.


Cosa accomuna queste due attività?

In entrambi i casi una famiglia, e non una società che gestisce centri commerciali, si impegna personalmente a dare un servizio utile e lo fa con tutte le sue forze con un rischio altissimo e con l’incertezza che il progetto possa anche finire con una chiusura (e relativi debiti oltre agli aspetti psicologici)


Ma in entrambi i casi la comunità penserà che “è un vero peccato… “ anzi, come letto nel commento “è un vero peccato… anche se è vero che io non venivo mai a fare la spesa da voi”


Riflessioni e scenari possibili

Le attività commerciali e artigianali (gestite in questo modo, ovvero come negli anni ’80) non dovrebbero essere paragonabili al Gioco D’azzardo Legalizzato?


Gestire un’attività con saggezza è già difficile, scegliere con consapevolezza di aprire perché si è certi della sostenibilità è una chimera.


Le attività commerciali sono un servizio per la comunità e penso che le persone che le gestiscono non dovrebbero essere mai abbandonati e tantomeno dovrebbero sobbarcarsi il rischio imprenditoriale che compete solo a certe categorie di IMPRENDITORI e non di persone che aprono la partita iva.


In questi scenari manca la consapevolezza, la preparazione professionale e manca la sostenibilità.


Negli scenari possibili potremmo citare alcune di queste condizioni

  • La comunità si fa carico di creare una società che gestisca i negozi, all’interno dei quali vengono stipendiate delle persone (il piccolo negozio difficilmente diventerà ricco ma se gli si garantisce uno stipendio avrà contributi, malattia e ferie pagate)

  • La comunità si accorda con il negoziante per fornire una lista di prodotti di cui necessita durante l’anno sapendo già di quanti kg/pacchi/ore di ogni cosa avrà bisogno sulla base dell’osservazione dell’anno precedente. Il commerciante non è un nemico da ingannare ma un partner con cui costruire un percorso di qualità

  • La comunità crea una cooperativa di consumo con la quale organizza gli acquisti ed ottiene sconti da ingrosso che riversa sull’utente finale in modo da dare un vantaggio a tutti.

  • La comunità riconosce un sistema di sconti e convenzioni con tutti (intendo tutto il paese o borgo che sia) che aderisce a questo e altri progetti a fronte di un contributo annuo anche piccolo (pari ad un litro di benzina)

Ovviamente Amazon è una delle alternative della spesa a domicilio con un servizio “alla porta” ma la domanda da porci è quanto incide la percorrenza di 800 corrieri al giorno in un paesino o borgo che sia? La logica ci porta a capire e considerare che avere un “centro raccolta” (che chiamiamo comunemente NEGOZIO) sarà utile anche per la gestione del corriere che sarà meno impegnato a girare per il borgo a cercare il giusto indirizzo e potrà consegnare in un unico posto.


Nuova visione

La nuova logica di un Villaggio Saggio ci porta a pensare sia in termini di vantaggio economico diretto che indiretto, a ridurre l’impatto sull’ambiente e ad ottimizzare anche i ruoli di chi lavora nella produzione o la vendita locale.


Non possiamo e non dobbiamo abbandonare i membri della comunità e non possiamo più conservare i format del secolo scorso come modelli di riferimento per realtà come queste.


Ad oggi qualsiasi realtà economica sta cercando di aggravarsi con altre simili o complementari al fine di contenere costi e ottimizzare le risorse per poter anche solo pensare di sopravvivere.


Diversamente alimenteremo solo un sistema di solitudine professionale e di implicazioni psicologiche.


La svolta positiva di questa visione.

Entrando in questa prospettiva possiamo, oltre che dare una risposta concreta anche a problemi legati all’indebitamento e spesso anche ai suicidi per fallimento, anche una situazione di ottimizzazione delle risorse e di crescita delle comunità locali.


Viviamo ancora troppo forte l’illusione di una scalata sociali o di una indipendenza che ormai non esiste più da moltissimi decenni. Oggi dobbiamo puntare alla sopravvivenza e solo con il mutuo aiuto possiamo creare davvero valore, autostima e comunità.



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